News

Tumore al colon retto: perché aumenta tra i giovani?

Sintomi del tumore al colon retto

Negli ultimi mesi i giornali anglosassoni hanno acceso i riflettori su un dato preoccupante: il tumore del colon retto è diventato la prima causa di morte per cancro tra i giovani adulti. Una tendenza che si osserva anche in Italia, secondo il professor Pierpaolo Sileri,  Direttore dell’Unità di Chirurgia Colorettale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. È Professore Ordinario di chirurgia generale all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Tumore del colon retto in aumento tra i giovani: cosa sta succedendo?

«Il tumore del colon retto era tradizionalmente una patologia tipica dell’età più avanzata. Fino a pochi anni fa l’età media alla diagnosi era intorno ai 62-65 anni, comunque generalmente oltre i 60. Da alcuni anni, però, stiamo osservando un aumento dei casi nei soggetti sotto i 50 anni, e in alcuni casi anche sotto i 40. Si tratta di un incremento numericamente modesto, ma significativo, perché coinvolge generazioni che prima non erano considerate a rischio.

Il problema principale è che a 35 o 40 anni non ci si aspetta un tumore del colon. Questo comporta diagnosi spesso più tardive: lo screening non copre quella fascia di età. Quando il tumore viene scoperto in un quarantenne, spesso è già in fase più avanzata. Non necessariamente perché sia biologicamente più aggressivo nel giovane, ma perché viene individuato più tardi. E un tumore più avanzato è più difficile da trattare e può risultare più letale».

Sintomi del tumore al colon retto: quali segnali non sottovalutare

«Il tumore del colon è definito spesso un “tumore silenzioso”. Nasce generalmente come un polipo, una piccola lesione della mucosa del colon. Nelle fasi iniziali è quasi sempre asintomatico. Crescendo può iniziare a sanguinare o alterare il normale transito intestinale.

I sintomi a cui prestare attenzione sono:

  • Sangue nelle feci (rosso vivo o più scuro),
  • Dolori addominali persistenti,
  • Alterazioni dell’alvo (stitichezza improvvisa, diarrea prolungata o alternanza tra le due),
  • Anemia da carenza di ferro, scoperta tramite esami del sangue.

Molti di questi sintomi possono essere legati a patologie benigne come emorroidi o sindrome dell’intestino irritabile. Il punto è la persistenza: se i disturbi sono anomali rispetto alla propria normalità e durano settimane, è fondamentale rivolgersi al medico».

Il percorso può prevedere:

  • Test per la ricerca del sangue occulto fecale,
  • Colonscopia, se ritenuta necessaria dallo specialista».

Perché i casi stanno aumentando? Il ruolo di alimentazione e sedentarietà

«Negli ultimi vent’anni è cambiato profondamente il nostro stile di vita, soprattutto nei Paesi occidentali. È aumentata l’obesità, il consumo di alcol, quello di carni rosse e di cibi ultra-processati. È diminuito l’apporto di fibre, che rappresentano invece un fattore protettivo. L’incremento dei casi in determinate generazioni suggerisce infatti una forte componente ambientale e comportamentale».

Prevenzione del tumore al colon retto: cosa possiamo fare

La prevenzione si divide in primaria e secondaria.

Prevenzione primaria: ridurre i fattori di rischio

«Eliminare o ridurre i fattori di rischio è fondamentale. Tra le raccomandazioni:

  • Smettere di fumare,
  • Limitare l’alcol,
  • Ridurre il consumo di carni rosse e lavorate,
  • Assumere 25-30 grammi di fibre al giorno,
  • Fare attività fisica regolare.

La prevenzione primaria è la parte più importante, perché può rallentare o bloccare i danni alla mucosa intestinale».

Prevenzione secondaria: diagnosi precoce

«In Italia lo screening organizzato prevede il test del sangue occulto fecale, offerto dalle Regioni, ma tra i 58 e i 60 anni.

Va eseguito senza timore. Se il test risulta positivo, si procede con la colonscopia. Identificare un polipo o una lesione precancerosa e rimuoverla durante l’esame significa, nella maggior parte dei casi, guarigione».

Dopo la diagnosi: come si cura il tumore del colon retto

«Il percorso inizia con la colonscopia con biopsia, che consente la diagnosi istologica.

Successivamente si procede con:

  • TAC,
  • Risonanza magnetica.

Occorre capire se il tumore è localizzato o se ha dato metastasi, ad esempio ai linfonodi o al fegato. In base allo stadio si decide la strategia terapeutica».

Chirurgia mini-invasiva e terapie integrate

«Nella maggior parte dei casi si ricorre alla chirurgia, oggi prevalentemente:

  • Mini-invasiva,
  • Laparoscopica (con piccole incisioni),
  • Talvolta robotica.

Se la lesione è molto superficiale, può essere sufficiente la rimozione endoscopica del polipo. In molti casi questo equivale alla guarigione.

Dopo l’intervento, l’esame istologico definitivo stabilisce se servono ulteriori terapie:

  • Chemioterapia
  • Radioterapia
  • Immunoterapia

In alcune situazioni chemio e radio vengono eseguite prima dell’intervento. Oggi, grazie ai trattamenti multimodali e personalizzati, anche situazioni che vent’anni fa erano considerate disperate possono essere affrontate con prospettive molto migliori».

Tumore del colon retto e familiarità: quanto conta la genetica?

«Come per molti tumori, c’è un’interazione tra genetica e ambiente. Esistono sindromi genetiche specifiche che predispongono allo sviluppo di polipi o tumori. In altri casi non si tratta di sindromi vere e proprie, ma di una maggiore suscettibilità familiare.

Alcune condizioni aumentano il rischio, tra cui:

Chi ha familiari con tumore del colon o con polipi deve parlarne con il medico. In presenza di più casi in famiglia può essere indicato un monitoraggio più attento e personalizzato».

 

L’articolo Tumore al colon retto: perché aumenta tra i giovani? proviene da OK Salute e Benessere.

Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.