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Stitichezza: scoperti due batteri intestinali che distruggono il muco

nuove terapie per la stitichezza cronica

La stitichezza cronica non dipende sempre da un intestino “pigro”. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Nagoya University ha identificato due batteri intestinali che, lavorando in sinergia, degradano il muco intestinale (mucina), rendendo le feci secche e difficili da espellere.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Gut Microbes, potrebbe spiegare perché i lassativi tradizionali risultano inefficaci in molti casi di stitichezza cronica idiopatica e nei pazienti con Parkinson.

Perché la mucina è fondamentale per la digestione?

Nel colon, una sostanza gelatinosa chiamata mucina riveste la parete intestinale e si mescola alle feci. Le sue funzioni sono cruciali:

  • mantiene le feci idratate,
  • facilita il transito intestinale,
  • protegge la mucosa dai batteri.

Finora la stitichezza è stata principalmente attribuita a un rallentamento della motilità intestinale. Tuttavia, questa spiegazione non copre tutti i casi, in particolare quelli di stitichezza cronica idiopatica (CIC), dove non si identifica una causa apparente.

Il nuovo studio suggerisce che in alcuni pazienti il problema non sia il movimento dell’intestino, ma la perdita di mucina.

Nuove terapie per la stitichezza cronica: il ruolo dei due batteri

I ricercatori hanno identificato un meccanismo sequenziale che coinvolge due specie batteriche:

  • Bacteroides thetaiotaomicron,
  • Akkermansia muciniphila.

Come agiscono

Lo studio ha scoperto che il Bacteroides thetaiotaomicron produce un enzima chiamato sulfatasi, che rimuove il solfato che protegge la mucina. Una volta “scoperta”, la mucina diventa vulnerabile e viene degradata da Akkermansia muciniphila.

I gruppi solfato normalmente impediscono ai batteri di distruggere la mucina. Quando vengono rimossi in eccesso, il rivestimento mucoso si assottiglia, le feci perdono idratazione e diventano dure e secche.

Questo spiega perché lassativi e farmaci procinetici spesso non funzionano: il problema non è la motilità, ma la perdita del rivestimento mucoso.

Il legame con il Parkinson: un sintomo precoce sottovalutato

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i pazienti con Parkinson.

La stitichezza è uno dei sintomi più precoci del Parkinson e può comparire decenni prima dei tremori e dei disturbi motori. Finora era stata attribuita principalmente alla degenerazione dei nervi enterici.

Lo studio mostra che questi pazienti presentano livelli più elevati dei batteri degradatori di mucina, suggerendo che l’alterazione del microbiota intestinale possa contribuire direttamente ai sintomi gastrointestinali.

Questa scoperta apre nuove prospettive sulla relazione tra microbiota intestinale e malattie neurodegenerative.

L’esperimento chiave: bloccare l’enzima sulfatasi

Per verificare il meccanismo, i ricercatori hanno modificato geneticamente Bacteroides thetaiotaomicron in modo che non producesse più l’enzima sulfatasi.

Quando questi batteri “modificati” sono stati introdotti in topi che non avevano batteri insieme a Akkermansia muciniphila:

  • la mucina è rimasta intatta,
  • i topi non hanno sviluppato stitichezza.

Il risultato dimostra che bloccare la sulfatasi impedisce la degradazione della mucina.

Nuove terapie per la stitichezza cronica?

Secondo gli autori, farmaci in grado di inibire l’enzima sulfatasi potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica per:

  • stitichezza cronica idiopatica,
  • stitichezza resistente ai trattamenti,
  • stipsi associata al Parkinson.

Si tratterebbe di un cambio di paradigma: non più solo stimolare l’intestino, ma proteggere il rivestimento mucoso.

Perché questa scoperta è importante

La stitichezza cronica colpisce milioni di persone nel mondo, con un impatto significativo sulla qualità della vita. Nei casi resistenti, le terapie attuali risultano spesso inefficaci.

Questa ricerca:

  • identifica un meccanismo microbico preciso
  • spiega l’inefficacia di molti trattamenti tradizionali
  • collega microbiota intestinale e sintomi precoci del Parkinson
  • apre la strada a terapie mirate.

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Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.