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Skincare genderless: la pelle di uomini e donne ha davvero bisogni diversi?

skincare genderless

Per molto tempo la skincare è stata raccontata come un universo quasi esclusivamente femminile. Sugli scaffali delle profumerie e delle farmacie i cosmetici erano, e spesso sono ancora, divisi in due categorie: “per lei” o “per lui”, con fragranze, colori e messaggi diversi. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. «Sempre più spesso si parla di skincare genderless, cioè di una cura della pelle che non fa più distinzione tra uomini e donne ma si concentra, piuttosto, sui bisogni reali della pelle», afferma Marella Campo, cosmetologa. Un cambiamento culturale che si riflette anche nei dati del settore e nelle nuove abitudini di consumo.

Pelle: i meccanismi biologici sono gli stessi

Dal punto di vista dermatologico esistono alcune differenze tra pelle maschile e femminile. «In media, la pelle degli uomini è leggermente più spessa e produce una quantità maggiore di sebo per effetto degli androgeni. Questo può tradursi più facilmente in lucidità o pori dilatati», continua l’esperta. La pelle femminile, invece, tende a essere un po’ più sottile e talvolta più soggetta a disidratazione, soprattutto con i cambiamenti ormonali. «Al di là di queste caratteristiche, però, i meccanismi biologici della pelle sono gli stessi per tutti».

La barriera cutanea funziona allo stesso modo, i processi di invecchiamento seguono dinamiche simili e le esigenze fondamentali restano identiche: idratare, proteggere dal sole, contrastare lo stress ossidativo e mantenere l’equilibrio della pelle. Per questo motivo molti dermatologi sottolineano che la scelta dei cosmetici dovrebbe basarsi soprattutto su tipo di pelle, età, stile di vita e condizioni specifiche, come acne, sensibilità o macchie cutanee, più che sul genere.

Gli uomini fanno la skincare?

Ma gli uomini fanno skincare? Come ha evidenziato il Beauty Report 2024 di Cosmetica Italia, il comparto del beauty maschile ha di recente registrato un nuovo slancio. La crescita ha riguardato diverse categorie. In particolare, schiume e gel da barba hanno rappresentato il 41% del valore totale del segmento, arrivando a circa 58 milioni di euro (+4%). Accanto ai prodotti più tradizionali stanno crescendo lozioni tonificanti, trattamenti viso e creme multifunzione, segno che sempre più uomini si avvicinano alla routine di cura della pelle. La tendenza generale si orienta verso prodotti pratici e multifunzionali, capaci di rispondere a più esigenze con pochi gesti.

Differenze culturali: Italia e resto del mondo

Secondo una recente indagine condotta da Sita Ricerca il settore della skincare maschile sta vivendo una trasformazione significativa. La pandemia ha accelerato questo cambiamento: l’aumento delle interazioni digitali, delle videocall e dell’esposizione sui social ha reso molte persone più attente alla propria immagine. Sempre più uomini si avvicinano anche alla medicina estetica. Alcuni Paesi sono molto più avanti in questo processo. In Corea del Sud, per esempio, la cura della pelle maschile è da anni un fenomeno consolidato. In Italia, invece, il cambiamento appare più graduale. La skincare è entrata nella routine quotidiana di molti uomini, ma rimane spesso percepita come un aspetto privato.

Skincare genderless

Cosa ne pensano millenials, gen Z e boomers

Lo studio mette in luce anche un divario generazionale piuttosto evidente. Le generazioni più giovani, millennials e gen Z, si dimostrano infatti molto più aperte a una concezione della bellezza meno rigida e meno legata alle tradizionali categorie di genere. Per loro la skincare è prima di tutto una questione di benessere e cura personale, e la scelta dei prodotti avviene soprattutto in base alle esigenze della pelle, più che all’etichetta “per uomo” o “per donna”.

Diverso è l’approccio dei boomers, che rimangono più legati a un immaginario estetico tradizionale e dichiarano di sentirsi maggiormente a proprio agio con prodotti esplicitamente pensati per il pubblico maschile, sia nel linguaggio sia nel packaging.

Quella genderless è una skincare più inclusiva

Quando si parla di skincare genderless non si fa riferimento solo a uomini che iniziano a prendersi più cura della propria pelle. Il concetto è più ampio: significa pensare a prodotti che possano essere utilizzati da chiunque, senza sentirsi limitati da etichette o categorie. Sempre più persone, infatti, non si riconoscono nella classica divisione tra prodotti “maschili” e “femminili”. Una skincare senza genere permette di scegliere con maggiore libertà ciò che davvero serve alla propria pelle, senza sentirsi fuori posto davanti a uno scaffale di cosmetici.

I prodotti che funzionano per tutti

In realtà molti prodotti skincare sono già, di fatto, genderless. Basta pensare alle categorie fondamentali della routine quotidiana, che rispondono a bisogni comuni a tutte le pelli.

Detergenti delicati

La detersione è il primo gesto di cura della pelle. Gel, mousse o creme detergenti che rispettano il pH cutaneo sono adatti a chiunque, purché scelti in base al proprio tipo di pelle.

Creme idratanti

L’idratazione è uno dei pilastri della salute cutanea. Ingredienti come acido ialuronico, glicerina o ceramidi aiutano a trattenere l’acqua nella pelle e a rinforzare la barriera cutanea, indipendentemente dal genere.

Protezione solare

È probabilmente il prodotto skincare più universale in assoluto. Proteggere la pelle dai raggi UV significa prevenire non solo l’invecchiamento precoce, ma anche molte patologie cutanee.

Sieri antiossidanti

Vitamina C, niacinamide o altri antiossidanti aiutano a contrastare i danni provocati da smog, stress ossidativo e esposizione solare: fattori che riguardano tutti.

Prodotti lenitivi e riparatori

Ingredienti come pantenolo, aloe o centella asiatica possono calmare arrossamenti e irritazioni, situazioni che possono interessare qualsiasi tipo di pelle.

I brand che stanno già seguendo questa direzione

Molti marchi stanno già adottando un approccio universale, scegliendo di parlare di esigenze della pelle piuttosto che di target maschili o femminili. Un esempio è Conad Essentiae LAB, la linea premium dedicata alla cura di viso, corpo, capelli e igiene orale. Oltre utilizzare una profumazione neutra, il packaging essenziale, con materiali riciclati o riciclabili, riflette la filosofia della skincare genderless.

Accanto a questa proposta, anche diversi brand hanno costruito la propria identità su un approccio senza genere. Tra questi, ad esempio, Yabe ha formule naturali e genderless, Goovi è vicino al mondo della gen Z, che mette meno “etichette”, ma anche Aesop, The Ordinary, Fenty Skin o Typology sono marchi che comunicano principalmente attraverso ingredienti, efficacia e semplicità delle formule.

Anche il make-up diventerà genderless

La stessa evoluzione sta coinvolgendo anche il mondo del make-up. In realtà, nella storia il trucco non è mai stato esclusivamente femminile. Gli uomini dell’antico Egitto utilizzavano cosmetici per occhi e pelle, mentre nelle corti europee, basti pensare ai re di Francia, cipria e trucco facevano parte dell’immagine pubblica.

Fu la Chiesa a bollare l’uso del make-up e della skincare come qualcosa di immorale. Così i prodotti beauty rimasero nelle classi più alte o confinati a chi lavorava nel mercato del sesso a pagamento. Da allora, per secoli, la cura di sé è stata associata esclusivamente al femminile. Gli uomini che mostravano interesse verso la bellezza erano guardati con sospetto. Un pregiudizio culturale, non scientifico.

Oggi l’abbattimento delle barriere di genere nel mondo della skincare e del make-up non amplia quindi soltanto le possibilità estetiche, ma invita tutti a riflettere sul significato contemporaneo di mascolinità e femminilità.

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Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.