Sindrome dell’ovaio policistico: ecco come gestirla al meglio
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una delle patologie endocrine più diffuse tra le donne in età fertile, ma anche una delle più fraintese. Spesso ridotta a un semplice problema ginecologico o estetico, in realtà è una condizione cronica complessa che coinvolge ormoni, metabolismo, apparato riproduttivo e stile di vita.
Proprio questa complessità rende indispensabile un approccio multidisciplinare, capace di integrare ginecologia, endocrinologia e nutrizione.
«Il termine “sindrome” indica una combinazione di segni e sintomi che definiscono un quadro clinico complesso e che necessita di una visione d’insieme personalizzata sulla singola paziente», spiega Roberto Lanzi, endocrinologo primario del Day Hospital di Medicina interna e specialistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. «Un approccio frammentato rischia di cogliere solo una parte di un problema molto più ampio».
Cos’è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)?
Dal punto di vista clinico, la PCOS si caratterizza per una combinazione variabile di:
- ciclo mestruale irregolare,
- alterazioni dell’ovulazione,
- iperandrogenismo (eccesso di ormoni maschili).
«I segni più comuni sono acne, irsutismo (crescita eccessiva di peli) e diradamento dei capelli», afferma Enrico Papaleo, responsabile del Centro Scienze della Natalità dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
Spesso alla PCOS si associano disturbi metabolici, tra cui:
- sovrappeso e obesità,
- dislipidemia (colesterolo e trigliceridi alti),
- ipertensione,
- diabete di tipo 2.
Ovaio policistico e androgeni: cosa succede a livello ormonale
«La sindrome è caratterizzata da un eccesso di androgeni», spiega Lanzi. Questi ormoni, presenti anche nella donna in piccole quantità, se prodotti in eccesso possono causare:
- acne persistente,
- irsutismo,
- alopecia androgenetica,
- alterazioni dell’ovulazione.
Dal punto di vista ecografico, le ovaie possono apparire aumentate di volume e ricche di piccoli follicoli. Tuttavia, avere un ovaio policistico non significa necessariamente avere la sindrome dell’ovaio policistico: la diagnosi richiede criteri clinici precisi.
Cause della sindrome dell’ovaio policistico: genetica, epigenetica e stile di vita
La PCOS ha una base genetica, ma non è determinata solo dai geni. «Su questa predisposizione intervengono fattori epigenetici e ambientali», chiarisce Lanzi, tra cui:
- esposizione prenatale ad androgeni elevati,
- basso peso alla nascita,
- pubertà precoce,
- alimentazione squilibrata,
- sedentarietà,
- sovrappeso.
Negli ultimi anni si è ipotizzato anche un ruolo del microbiota intestinale, aprendo nuovi scenari di ricerca.
Il risultato è una forte eterogeneità clinica: esistono donne normopeso con PCOS, donne molto magre e donne con obesità; alcune presentano prevalentemente problemi riproduttivi, altre disturbi metabolici.
Questa variabilità spiega perché la diagnosi sia spesso tardiva: sintomi come acne e ciclo irregolare vengono frequentemente considerati “normali” nelle giovani donne.
Diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico
La diagnosi di PCOS è una diagnosi di esclusione. Prima di formularla è necessario escludere condizioni che possono mimarla, come:
- amenorrea ipotalamica da stress o calo ponderale,
- iperprolattinemia,
- tumori secernenti androgeni,
- iperplasia surrenalica congenita.
I criteri di Rotterdam (2003), aggiornati dalle linee guida internazionali 2023, restano il riferimento. La diagnosi si basa su:
- irregolarità mestruali,
- segni clinici o biochimici di iperandrogenismo,
- ecografia ovarica o dosaggio dell’ormone antimulleriano (AMH).
Non esiste un singolo esame risolutivo: è l’insieme di dati clinici, ormonali, metabolici ed ecografici a permettere un corretto inquadramento.
PCOS e fertilità: si può rimanere incinta?
Un falso mito da sfatare: PCOS non significa infertilità. «Oltre il 50% delle donne con sindrome dell’ovaio policistico concepisce spontaneamente», precisa Papaleo. Il problema principale non è l’impossibilità di gravidanza, ma una ridotta frequenza ovulatoria, che può allungare i tempi. Quando necessario, esistono terapie efficaci per indurre l’ovulazione, sempre dopo aver corretto eventuali squilibri metabolici.
Altro mito da sfatare: la gravidanza non “guarisce” la PCOS. La sindrome rimane, anche se tende ad attenuarsi con l’età.
Insulino-resistenza e PCOS: il legame metabolico
Molte donne con PCOS presentano insulino-resistenza, condizione in cui l’insulina è meno efficace nel favorire l’ingresso del glucosio nelle cellule.
Il pancreas produce quindi più insulina, che:
- stimola l’ovaio a produrre androgeni,
- favorisce l’accumulo di grasso viscerale,
- aumenta il rischio di diabete tipo 2 e malattie cardiovascolari.
Questo meccanismo spiega perché dimagrire con PCOS sia più difficile.
Importante: l’insulino-resistenza può essere presente anche nelle donne normopeso, rendendo fondamentale una valutazione metabolica completa.
Alimentazione per la sindrome dell’ovaio policistico
Nella gestione della PCOS, la dieta non è un semplice supporto, ma una vera strategia terapeutica. Il modello alimentare di riferimento è la dieta mediterranea, ricca di:
- fibre,
- cereali integrali,
- legumi,
- verdura e frutta,
- pesce,
- grassi insaturi,
Occorre ridurre:
- zuccheri semplici
- alimenti ad alto indice glicemico (riso bianco, patate, pizza)
- grassi saturi
Le fibre aiutano a modulare l’assorbimento del glucosio e migliorano la sazietà. Anche la riduzione di alcol e sodio è consigliata per il maggiore rischio cardiovascolare. Non esiste però una dieta standard valida per tutte: l’alimentazione deve essere personalizzata.
Integratori e attività fisica nella PCOS
Alcuni integratori possono essere utili in casi selezionati:
- inositolo,
- omega 3,
- magnesio,
- vitamina D.
Devono però essere prescritti dal medico sulla base di reali necessità.
L’attività fisica regolare è un pilastro della terapia:
- esercizio aerobico,
- allenamento di forza.
Migliorano la sensibilità insulinica, aumentano la massa magra e favoriscono il controllo del peso. È la strategia più efficace per “riattivare” il metabolismo in modo fisiologico.
PCOS e approccio multidisciplinare: perché è fondamentale
«La sindrome dell’ovaio policistico non va gestita in solitudine», conclude Lanzi. Serve un lavoro di squadra tra:
- ginecologo
- endocrinologo
- nutrizionista
L’obiettivo non è solo controllare i sintomi, ma accompagnare la donna nelle diverse fasi della vita: adolescenza, età fertile, ricerca di gravidanza, maturità.
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una condizione cronica ma gestibile. Non è una condanna, né solo un problema estetico. Con una diagnosi precoce, un corretto inquadramento metabolico e un approccio integrato che includa alimentazione e stile di vita, è possibile migliorare sintomi, fertilità e salute a lungo termine. La chiave è guardare la PCOS nella sua complessità – e affidarsi a professionisti che lavorano insieme, non in compartimenti stagni.
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