Orecchio assoluto: si può sviluppare o è una dote innata?
L’orecchio assoluto è un’abilità attribuita a musicisti del calibro di Mozart e Beethoven, nonché ad alcuni cantanti di fama internazionale, come Michael Jackson, Mariah Carey, Celine Dion, Jimi Hendrix e Charlie Puth. In Italia i casi più celebri sono Frida Bollani, Peppino di Capri e Gigi D’Alessio. Anche il giovanissimo pianista Alessandro Gervasi è noto per questa capacità. Scopriamo di cosa si tratta.
Orecchio assoluto: cos’è?
Avere l’orecchio assoluto significa riuscire a identificare rapidamente e con precisione la nota corrispondente a un suono, senza fare riferimento ad altre note. Chi lo possiede potrebbe essere in grado di riconoscere anche altri suoni quotidiani, come il clacson di un’auto o il suono di una campana, e associarli a note musicali.
La differenza tra orecchio assoluto e relativo
A differenza dell’orecchio assoluto, l’orecchio relativo descrive la capacità di riconoscere le relazioni tra due o più note. Una persona con orecchio relativo riesce quindi a determinare l’intervallo, cioè la distanza in altezza, tra le note.
Orecchio assoluto: può essere appreso o è una capacità innata?
La questione sull’origine dell’orecchio assoluto è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi e non esiste una risposta definitiva su cosa ne determini lo sviluppo. Alcune ricerche scientifiche suggeriscono che alla base dell’orecchio assoluto ci sia una componente genetica significativa. Tuttavia la sua genesi è complessa e difficile da determinare con certezza, data anche la possibile interazione tra fattori genetici e ambientali.
La teoria del “periodo critico” e l’influenza delle lingue tonali
Esiste una teoria secondo cui l’orecchio assoluto potrebbe essere appreso entro un certo “periodo critico” dell’infanzia durante il quale si è maggiormente propensi a svilupparlo, soprattutto se esposti a determinate influenze ambientali fin da piccoli.
Diana Deutsch, psicologa e professoressa emerita di psicologia presso l’Università della California a San Diego, ha condotto alcune ricerche su persone la cui lingua madre è tonale, come il mandarino e il vietnamita, le quali avrebbero maggiori probabilità di avere l’orecchio assoluto.
«In queste lingue, le parole assumono significati completamente diversi a seconda dei toni lessicali in cui vengono pronunciate. Se dici la parola “ma” in mandarino con un tono, ad esempio, significa “madre”, ma con un altro tono può significare “cavallo”», ha spiegato Deutsch a Live Science. «Pertanto, quando i bambini acquisiscono il linguaggio, iniziano ad associare il significato di una parola al tono in cui viene pronunciata. Se in seguito decidono di prendere lezioni di musica, questo stesso principio può essere applicato all’acquisizione dei toni musicali».
Possibilità di apprendimento in età adulta
Alcuni studi suggeriscono invece che l’orecchio assoluto potrebbe essere appreso anche in età adulta. Un recente studio dell’Università di Surrey ha coinvolto 12 musicisti adulti, sottoponendoli a un programma di formazione online di otto settimane. Al termine di questo allenamento mirato, «i partecipanti hanno fatto notevoli progressi, imparando a identificare una media di sette toni musicali con una precisione del 90% o superiore. In particolare, due partecipanti hanno ottenuto prestazioni rapide e precise con tutti e dodici i toni, paragonabili a quelle di chi possiede naturalmente questa abilità».
Orecchio assoluto: un’abilità non essenziale per fare musica
È importante notare che, benché l’orecchio assoluto sia una qualità interessante e poco comune, non è una caratteristica indispensabile per fare musica. Numerosi musicisti di grande talento non hanno infatti l’orecchio assoluto, ma ciò non pregiudica loro la possibilità di avere una carriera musicale di successo.
Leggi anche…
L’articolo Orecchio assoluto: si può sviluppare o è una dote innata? proviene da OK Salute e Benessere.
