Olio extravergine d’oliva: davvero può ridurre il rischio di tumori del 31%?
L’olio extravergine d’oliva riduce del 31% il rischio di sviluppare qualsiasi tipo di tumore. A dirlo è una meta-analisi del 2022, pubblicata su PLOS One e condotta su 45 studi preesistenti sul tema, ma a ribadirlo è la LILT in occasione della presentazione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica (SNPO) 2026. Si tratta di un appuntamento importante nel panorama della prevenzione in Italia, che ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui corretti stili di vita alleati contro il cancro e sulla necessità di sottoporsi a regolari screening.
Come ha ribadito Francesco Schittulli, Presidente LILT Nazionale, l’arma più efficace che abbiamo a disposizione per provare a vincere il cancro oggi è proprio la prevenzione. Questa occasione «rappresenta un momento fondamentale per ricordare che il benessere della persona nasce innanzitutto da scelte consapevoli: alimentazione sana, attività fisica regolare, controlli periodici, stop al fumo di sigaretta e attenzione verso i fattori di rischio ambientali», dice il professore.
Dieta mediterranea: il modello alimentare che protegge la salute
Un ruolo centrale in questo senso è svolto dalla dieta mediterranea, che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell’umanità per gli enormi benefici che apporta alla salute. Grazie alla sua composizione (12-18% di proteine, 45-60% di carboidrati e 20-35% di grassi), questo modello virtuoso garantisce all’organismo il giusto equilibrio di nutrienti, pertanto seguirlo quotidianamente contribuisce a farci vivere meglio e di più. Seguire la dieta mediterranea significa, in buona sostanza:
- prevedere il consumo della pasta (possibilmente integrale) come primo piatto, condita in maniera semplice (con pomodoro o verdure, ad esempio) e olio extravergine d’oliva. La pasta al dente è la migliore perché è più digeribile e prolunga il senso di sazietà;
- consumare almeno cinque porzioni giornaliere (una porzione è pari a 100 grammi) di frutta e verdura: quest’ultima sarebbe da consumare cotta;
- prediligere le carni bianche e limitare il consumo di quelle rosse, perché ricche di grassi saturi;
- consumare frequentemente il pesce, specialmente quello azzurro (sarde, sgombro, alici);
- bere almeno 1,5-2 litri di acqua naturale al giorno;
- si può bere vino rosso con moderazione (un bicchiere al giorno per le donne, due bicchieri al giorno per gli uomini);
- preparare piatti unici equilibrati, come la pasta con le lenticchie o il minestrone con il formaggio grattugiato.
A ciò si aggiungono due regole fondamentali: è necessario che le porzioni siano moderate ed è consigliato portare sempre in tavola alimenti freschi, locali e di stagione.
I composti dell’olio extravergine d’oliva che fanno la differenza
Cardine fondamentale della dieta mediterranea è, come abbiamo appena visto, l’olio extravergine d’oliva. Questo è in larga parte composto dall’acido oleico, un grasso monoinsaturo in grado di migliorare il profilo lipidico e ridurre i processi infiammatori. Troviamo però anche i polifenoli (come oleocantale, idrossitirosolo e oleuropeina), che svolgono un’azione antiossidante e antinfiammatoria, contrastando lo stress ossidativo e arginando i danni prodotti da questo sul Dna. I composti polifenoli possono anche modulare i meccanismi di proliferazione e morte delle cellule.
Non mancano nemmeno i fitosteroli, importanti per ridurre il colesterolo, la vitamina K, utile per la coagulazione dl sangue e la salute delle ossa, e la vitamina E (tocoferoli), che contribuisce alla difesa delle membrane cellulari. In generale, assumere olio extravergine d’oliva come unico condimento può aiutare a creare un ambiente biologico meno favorevole allo sviluppo e alla progressione tumorale.
Olio extravergine vs. olio d’oliva: le differenze da conoscere
Alla famiglia degli oli “vergini”, cioè quelli ottenuti esclusivamente dal frutto dell’oliva senza l’uso di sostanze chimiche e alcuna miscelazione con altri oli, appartengono l’olio extravergine d’oliva, l’olio vergine e l’olio lampante. Oltre all’esame organolettico, eseguito da un team di assaggiatori esperti che valutano il fruttato, l’amaro, il piccante, l’olio extravergine d’oliva è sottoposto anche ad analisi di laboratorio, che hanno l’obiettivo di riscontrare alcuni parametri chimici definiti dalla normativa. Tra questi, ad esempio, il “tasso di acidità” (cioè la percentuale di acidi grassi liberi, in particolare l’acido oleico), che per l’olio extravergine d’oliva non può superare lo 0,8%. Più questo valore è basso e più l’olio EVO è di qualità.
L’olio vergine può avere un’acidità più elevata, fino al 2%, e può avere piccoli difetti sensoriali, risultando quindi di minor pregio rispetto all’extra vergine. L’olio lampante ha un tasso di acidità superiore al 2% e molti difetti sensoriali, tanto da non essere commestibile.
L’olio d’oliva, invece, è ottenuto da un composto di olio vergine e olio raffinato: quest’ultimo è ottenuto da oli non commestibili, come l’appena citato lampante, trattati chimicamente per eliminare difetti sensoriali, ridurre il tasso di acidità e schiarire il colore. Il risultato finale – l’olio d’oliva, appunto – è un prodotto dal gusto neutro, con un’acidità che non può superare l’1,5%. Quindi, se l’olio EVO è del tutto naturale, quello d’oliva deriva da una miscelazione che include anche oli raffinati.
Come scegliere un olio extravergine di qualità (etichette, DOP, origine)
Per scegliere un olio di qualità dobbiamo affidarci all’etichetta. Innanzitutto bisogna accertarsi di acquistare un olio classificato come extravergine d’oliva. Poi, è necessario prestare attenzione all’origine della materia prima e al luogo di produzione; se l’olio è stato prodotto in Italia con olive italiane, sull’etichetta dovremmo trovare una di queste diciture:
- origine Italia;
- prodotto italiano;
- 100% italiano.
Altre diciture, come “oli comunitari” o “miscela di oli comunitari”, indicano che l’olio non ha origini italiane. I marchi DOP e IGP offrono un’ulteriore garanzia, perché attestano che l’olio provenga da un’area geografica circoscritta e rispetti un iter preciso di produzione.
Leggi anche…
L’articolo Olio extravergine d’oliva: davvero può ridurre il rischio di tumori del 31%? proviene da OK Salute e Benessere.
