Italia, il paradosso della longevità: viviamo di più, ma la salute crolla dopo i 58 anni
L’Italia è un Paese per vecchi, ma non per vecchi in salute. È questo il verdetto del nuovo Libro Bianco sulla Cronicità e la Non Autosufficienza, presentato a Roma dall’Associazione Peripato e dalla Fondazione Anthem. Nonostante l’Italia vanti una delle speranze di vita più alte al mondo (circa 84 anni), la qualità dell’esistenza subisce un drastico declino molto prima: la vita in “buona salute” si interrompe mediamente a 58 anni.
Questo significa che milioni di italiani sono destinati a trascorrere oltre un quarto di secolo convivendo con patologie croniche, disabilità e una progressiva perdita di autonomia. Un “gap” che non è solo una sfida clinica, ma una vera mina anti-uomo per la sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Aspettativa di vita 2026: le ombre del rapporto
Secondo i dati ISTAT di fine marzo, gli over 65 rappresentano già il 25,1% della popolazione e raggiungeranno il 30% entro il 2030. I numeri della cronicità sono già oggi imponenti:
- 24 milioni di italiani affetti da malattie croniche,
- 30 miliardi di euro annui la spesa per la non autosufficienza,
- 45 miliardi di euro di spesa privata sostenuta direttamente dalle famiglie,
- 8,5 milioni di caregiver familiari che colmano le lacune del sistema pubblico.
«Siamo di fronte a uno squilibrio strutturale», spiegano Sergio Harari (Università di Milano) e Stefano Paleari (Università di Bergamo), curatori del documento. «La domanda di servizi sta esplodendo, ma il modello organizzativo è rimasto ancorato al secolo scorso».
La tecnologia come terapia: arrivano le Digital Therapeutics
Una delle proposte più innovative del Libro Bianco riguarda l’adozione delle Digital Therapeutics (DTx). Non semplici app contapassi, ma software certificati e rimborsabili — come già avviene in Germania — progettati per trattare patologie cardiologiche, neurologiche e psichiatriche.
Questi strumenti, integrati con l’Intelligenza Artificiale e il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0), permetterebbero un monitoraggio remoto costante, riducendo le ospedalizzazioni improprie e migliorando l’aderenza alle cure. «L’Italia deve colmare il vuoto normativo», sottolinea Guido Cavaletti (Milano-Bicocca), «per passare da una medicina a “silos” a una presa in carico globale del paziente».
Equità e sostenibilità: addio al ticket lineare?
Il White Paper non risparmia critiche al sistema di finanziamento. Per garantire la tenuta del SSN, gli esperti propongono una revisione radicale delle esenzioni dai ticket, suggerendo di basarle sulla reale capacità economico-patrimoniale (ISEE) piuttosto che su categorie fisse.
L’obiettivo è duplice: recuperare risorse per la non autosufficienza e responsabilizzare il cittadino verso stili di vita corretti. Come evidenziato da Rosanna Tarricone (SDA Bocconi), è necessario abbattere le barriere tra ospedale e territorio, trasformando le cure domiciliari nello standard e non nell’eccezione.
Aspettativa di vita 2026: il rischio solitudine
Le proiezioni a lungo termine sono ancora più cupe: entro il 2043, circa 6,2 milioni di over 65 vivranno soli. Senza una rete di assistenza territoriale digitalizzata e una reale integrazione socio-sanitaria, il sistema rischia il default.
«Agire ora è un atto di responsabilità politica», conclude Cristina Messa (Università Milano-Bicocca). «Dobbiamo trasformare quello che oggi chiamiamo ‘tsunami’ in un’onda di rinnovamento tecnologico e sociale».
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