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Endometriosi: test di 5 minuti può anticipare la diagnosi di anni

test per endometriosi

L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa 190 milioni di donne nel mondo (una su dieci), ma riceverne conferma è spesso un percorso a ostacoli che dura anni.

In Italia, oltre 1,8 milioni di donne convivono con l’endometriosi. Altre stime più ampie (basate sulla prevalenza del 10-15% in età riproduttiva) suggeriscono che il numero totale potrebbe arrivare fino a 3 milioni. Si stima che il 30-40% delle donne con endometriosi sperimenti problemi di fertilità. Il picco di incidenza si registra tra i 25 e i 35 anni, ma i sintomi compaiono molto prima: un’indagine del 2026 rivela che nel 57% dei casi il dolore inizia già durante l’adolescenza.

Oggi, una speranza concreta arriva dai ricercatori dell’Università del Queensland, in Australia, che hanno sviluppato uno strumento di screening rapido e non invasivo: il SAFE score (Simplified Adolescent Factors for Endometriosis).

Test per endometriosi: come funziona l’esame SAFE?

Non servono esami invasivi o lunghe attese. Il test consiste in sei domande chiave rivolte a ragazze e giovani donne, focalizzate su:

  1. Intensità del dolore pelvico.
  2. Ricerca di cure: aver consultato un medico per il dolore pelvico.
  3. Ricorso frequente a farmaci antidolorifici.
  4. Presenza di cicli molto abbondanti o dolorosi.
  5. Assunzione di trattamenti medici per gestire il dolore.
  6. Storia familiare di endometriosi.

Il punteggio ottenuto aiuta i medici di base a capire immediatamente se la paziente necessita di un consulto specialistico, evitando il classico “vieni rimpallata” da un medico all’altro che affligge quasi il 40% delle donne con questa patologia.

Perché la diagnosi precoce cambia la vita

L’endometriosi si manifesta quando il tessuto simile al rivestimento dell’utero cresce altrove, causando dolore cronico e, in molti casi, problemi di fertilità. «Identificare le pazienti a rischio subito dopo l’inizio del menarca (la prima mestruazione) è una priorità assoluta», spiega Gita Mishra, direttrice dell’Australian Women and Girls’ Health Research Centre. «Speriamo di ridurre il ritardo diagnostico di 6-8 anni, permettendo alle cure di iniziare il prima possibile».

Attualmente non esiste una cura definitiva, ma una diagnosi tempestiva permette di gestire i sintomi tramite:

  1. Terapie ormonali (pillola contraccettiva o spirale Mirena).
  2. Gestione del dolore mirata.
  3. Interventi chirurgici conservativi, evitando soluzioni drastiche come la menopausa indotta o l’isterectomia in età avanzata.

Test per endomentriosi: i dati scientifici e i prossimi passi per rendere più rapida la diagnosi

Lo studio, che ha analizzato i dati di oltre 9.000 donne, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista eClinicalMedicine (parte del gruppo The Lancet). Il prossimo passo sarà testare il questionario in contesti clinici reali per renderlo uno standard globale.

Nonostante la maggiore consapevolezza, l’Italia registra ancora tempi d’attesa critici:

  • Media attesa: prima di arrivare a una diagnosi corretta passano in media dai 7 ai 10 anni dalla comparsa dei primi segnali.
  • Normalizzazione del dolore: circa il 14% delle pazienti si sente dire che “è normale che il ciclo faccia male”, un pregiudizio che rallenta ulteriormente l’accesso alle cure.
  • Ospedalizzazione: tra il 2011 e il 2020, oltre 134.000 donne tra i 15 e i 50 anni sono state ricoverate almeno una volta a causa di complicazioni legate all’endometriosi.

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Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.