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Decluttering: conosci il metodo delle tre scatole che libera casa e mente?

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Si accumula tanto, spesso troppo, e le abitazioni finiscono per trasformarsi in caotici bazar. Vestiti ormai stretti, souvenir di viaggi che hanno perso il loro fascino, oggetti comprati con la convinzione che sarebbe stato per sempre, e che invece giacciono dimenticati.

Casa in disordine: l’impatto del caos su umore e sonno

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Eppure vivere in una casa disordinata non fa bene alla salute. In primis, non giova al benessere mentale, come emerge da un’indagine pubblicata nel 2022 sul British Journal of Clinical Psychology. I ricercatori hanno analizzato le ripercussioni di un ambiente domestico affollato e caotico sul lungo termine chiedendo a 341 persone, selezionate tramite una piattaforma di ricerca accademica, di sottoporsi a due questionari validati per analizzare la residenza d’infanzia e misurare i loro attuali livelli di ansia e depressione. I risultati hanno mostrato che chi è cresciuto in contesti caotici, da adulto riporta un malessere psicologico superiore del 25% rispetto a chi ha vissuto in case ordinate.

Sonno

Ma non solo: il caos influisce persino sulla qualità del riposo notturno. Come spiegano gli esperti, muoversi e vivere in un ambiente caotico riduce il senso di rifugio e questa insicurezza psicologica aumenta l’ansia serale e il rimuginio mentale. Lo hanno evidenziato gli autori di uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology nel 2023. In questo caso un campione più ampio, di oltre mille adulti, ha risposto a un questionario di autovalutazione del disordine percepito e della qualità del riposo.

L’80% dei partecipanti con un’elevata percezione di caos domestico aveva punteggi di ansia superiori alla media del campione, con un’influenza negativa sul sonno proporzionale all’entità del disordine rilevato. Il motivo? Secondo gli scienziati, la tensione costante generata dal caos ostacola il raggiungimento delle fasi più profonde del riposo.

Perché accumuliamo oggetti: affetto, cultura e pigrizia

Ma come mai si fatica così tanto a tenere in ordine le stanze in cui si vive e a disfarsi di ciò che non serve più? «In parte è una questione culturale: nel nostro Paese l’oggetto ha un valore affettivo profondo ed è spesso investito di ricordi familiari e legami antichi», risponde Roberto Pani, psicoterapeuta e psicoanalista, già docente di Psicologia clinica all’Università di Bologna. «Non buttiamo via perché entrare in casa e ritrovare le solite cose dà un senso di rassicurazione, perché “potrebbe servire”, per senso di colpa o gratitudine verso chi ce lo ha regalato, oppure perché gli oggetti vengono percepiti come un’estensione di se stessi e delle esperienze passate. I beni materiali diventano così stampelle emotive, sostituti di relazioni o espedienti per riempire vuoti e insoddisfazioni».

Non sono atteggiamenti sempre sbagliati, anche perché c’è chi nel disordine è a proprio agio. Il problema nasce quando il caos intorno impatta sulla qualità della vita. «Se l’ambiente che si abita opprime, viene a mancare il piacere di stare in casa e si sente l’esigenza di mettere ordine, è il momento di riflettere, accogliere questa insofferenza e fare un lavoro di introspezione chiedendosi onestamente: “Se buttassi questa cosa mi mancherebbe?”, “Ne ho davvero bisogno?”», suggerisce Pani, che è anche autore di Non lo butto! Come affrontare il disturbo da accaparramento compulsivo (Sovera Edizioni). «Queste domande sono il primo passo
per distinguere tra ciò che ha un valore reale per noi, ciò da cui siamo dipendenti e ciò che invece
è solo un peso».

Casa ordinata, mente libera: i benefici cognitivi del decluttering

Disfarsi degli oggetti legati a vecchie versioni di noi, a relazioni passate – ancor più se dolorose – e di ciò che teniamo solo per senso di dovere può essere liberatorio, a volte perfino catartico, conferma lo psicoanalista: «Non è solo una questione di fare spazio, ma un percorso di crescita e di cambiamento verso l’essenziale che aiuta a lasciare andare le emozioni limitanti e a rompere la stagnazione emotiva».

Alleggerire la casa diventa così la metafora perfetta per alleggerire i pensieri. «Anche in senso pratico: avere meno cose di cui occuparsi regala più libertà e permette di concentrarsi sul presente», sottolinea Pani. Le neuroscienze confermano che, a livello cognitivo, uno spazio ordinato aumenta la capacità di attenzione e la creatività, mentre gli oggetti accumulati vengono percepiti dal cervello come una lista di compiti non portati a termine, portandolo a spendere una grande quantità di risorse per cercare di ignorarli.

La pulizia degli stimoli visivi, inoltre, potenzia la capacità di attenzione selettiva e la memoria di lavoro, permettendo alla mente una maggiore focalizzazione. Un altro beneficio psicologico è l’apertura al futuro: «Una mensola vuota non è segno di mancanza, ma è un vuoto fertile, pronto ad accogliere progetti e cambiamenti. È un po’ come comunicare a se stessi di avere spazio a sufficienza per nuove esperienze», continua l’esperto. «Nel momento in cui smettiamo di saturare ogni angolo con le tracce del passato, trasformiamo la casa da un archivio di ciò che è stato a un laboratorio di ciò che potremmo diventare».

Quando e come iniziare il decluttering

Da dove si comincia a fare ordine? All’inizio può sembrare un’impresa. L’idea di affrontare un lavoro così impegnativo, anche dal punto di vista emotivo, spesso frena e spinge a rimandare. «Per superare questo scoglio consiglio di programmare un decluttering a piccoli passi», interviene Alessandra Janoušek, presidente dell’Associazione professional organizers Italia (Apoi), che riunisce e qualifica i professionisti dell’organizzazione.

«Pensare di svuotare o riordinare casa in un fine settimana è un proposito che può facilmente fallire; meglio proporsi di dedicarci solo una o due ore al giorno. Il secondo consiglio è procedere per categorie, non per ambienti, partendo dalla classe di oggetti meno coinvolgenti dal punto di vista emotivo e lasciando per ultime quelle che rappresentano il carico affettivo più alto. C’è chi ha ricordi tra gli utensili della cucina, chi nel
guardaroba, chi tra i libri. Dipende dalla storia personale: in alcuni casi anche rispolverare vecchi
documenti o bollette può essere doloroso, ad esempio in un momento di post-lutto».

Il metodo delle tre scatole: tenere, donare, buttare

Un metodo che aiuta a facilitare il distacco dagli oggetti è la “tecnica delle tre scatole”: una per le cose da buttare, quando sono irrecuperabili; una da donare – o vendere – per dare una seconda vita a ciò che può servire ad altri; e una terza da tenere, per ciò che serve, dona gioia oppure è un ricordo importante. «La scatola da donare è molto utile per ridare un senso all’acquisto e attenuare il senso di colpa legato allo spreco», osserva Janoušek. «Sapere che un oggetto potrà servire o generare nuova felicità a qualcun altro trasforma il momento di separarsene in un gesto positivo. In alternativa, si può anche provare a rivendere la merce che non è più utile a noi ma conserva un valore commerciale. Oggi è abbastanza semplice grazie alle app specializzate o ai siti dedicati alla vendita di oggetti di seconda mano».

E quando si fatica a disfarsi di un oggetto perché legato a un ricordo che non si vuole lasciare andare? «Se ci si rende conto che è troppo ingombrante per essere conservato, può essere un buon compromesso fotografarlo. In questo modo il volume fisico scompare, ma il valore affettivo resta con noi sotto forma di immagine», suggerisce l’esperta.

La regola “one in, one out”

Man mano che l’ambiente si sgombra e si percepisce il beneficio, la motivazione a proseguire si autoalimenta. «Si gode dei risultati e diventa così meno difficile affrontare le categorie di oggetti più ostiche. Gradualmente, inoltre, si finisce per interiorizzare questo processo e il decluttering non resta un evento isolato, un impegno da portare a termine una volta l’anno, ma un’abitudine costante che ha un impatto positivo anche su come acquisteremo le volte successive», spiega ancora la presidente di Apoi. Se si è più consapevoli di quello che significa accumulare oggetti che poi finiscono in fondo al cassetto, si rifletterà di più prima di portare in casa un nuovo articolo. «E per evitare che la casa torni a saturarsi, consiglio di applicare la regola “one in, one out”: quando si acquista qualcosa, almeno un oggetto vecchio deve uscire, così il bilancio resta invariato».

Quando il disordine diventa disturbo da accumulo

Se invece ci si rende conto che il disordine è ingestibile, l’ambiente è degradato e compromette seriamente la salute, si tratta di disturbo da accumulo, un problema psichiatrico serio che va trattato con l’aiuto degli esperti. «Si manifesta come una persistente difficoltà a separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro valore reale, a causa di un forte bisogno percepito di conservarli e del disagio associato al disfarsene», conclude Pani.

«È una patologia subdola perché esordisce precocemente ma ha una manifestazione clinica tardiva, quindi spesso chi ne soffre non ne ha piena consapevolezza finché la situazione non diventa invalidante. Oltre a un percorso di psicoterapia, spesso di orientamento cognitivo-comportamentale per agire sulle credenze legate all’oggetto, è importante rivolgersi a uno psichiatra per valutare se l’accumulo sia accompagnato da stati ansiosi o depressivi che richiedono un supporto farmacologico».

Decluttering digitale: liberare spazio anche nel mondo virtuale

Il disordine non ingombra solo le mensole di casa. Esiste un altro sovraccarico invisibile, ma profondamente logorante, con cui conviviamo ogni giorno: quello che affolla computer, tablet e smartphone. E-mail ignorate, file duplicati, app dimenticate, documenti archiviati “per sicurezza” e memorie intasate da foto e video troppo pesanti creano un rumore di fondo costante. «Questi elementi, che sembrano non occupare spazio fisico, rappresentano un carico mentale pesante che frammenta l’attenzione e impedisce di staccare davvero», spiega lo psicoanalista Roberto Pani. «Fare ordine digitale può diventare anche l’occasione per scegliere con consapevolezza su quali stimoli vogliamo investire le nostre energie: ad esempio, quanti contatti in rubrica servono ancora realmente?».

Analogamente a quello reale, «anche nel mondo virtuale la lista delle priorità deve essere dettata dal coinvolgimento emotivo», osserva la professionista dell’organizzazione Alessandra Janoušek. «Si può iniziare disiscrivendosi dalle newsletter mai lette e dalle e-mail commerciali che non interessano più. Via via che si procede, si allena la propria capacità di scelta e di controllo sul superfluo a beneficio di uno schermo ordinato, costi di archiviazione più leggeri e una maggiore efficienza dei nostri dispositivi». Per alleggerire la memoria dei cellulari, spesso intasata da foto e altro materiale multimediale, possono arrivare in soccorso app, sia gratuite che a pagamento, come CCleaner, Cleanup o Cleaner Guru.

Testo di Federica Sciacca

L’articolo Decluttering: conosci il metodo delle tre scatole che libera casa e mente? proviene da OK Salute e Benessere.

Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.