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Artrosi: perché colpisce sempre più giovani?

artrosi nei giovani

L’artrosi nei giovani non è più un’eccezione. Negli ultimi anni la ricerca suggerisce che persone giovani e fisicamente attive stanno ricevendo una diagnosi molto prima rispetto a quanto comunemente si pensi. Non si tratta solo di casi isolati: anche sportivi e personaggi pubblici come Robbie Williams, Tiger Woods e Andy Murray hanno raccontato di aver sviluppato la patologia in età relativamente precoce.

Tradizionalmente considerata una malattia legata all’invecchiamento, l’artrosi può invece compromettere la qualità della vita a qualsiasi età, rendendo dolorose attività quotidiane come camminare, salire le scale o fare sport.

Perché l’artrosi colpisce sempre più giovani?

I fattori di rischio dell’artrosi precoce sono molteplici:

  • obesità e sovrappeso,
  • invecchiamento biologico precoce,
  • disturbi metabolici,
  • infiammazione cronica,
  • precedenti traumi articolari,
  • stress meccanico ripetitivo (sport ad alto impatto).

Negli adulti giovani, la diagnosi può avere un impatto devastante: dolore e rigidità articolare limitano l’attività fisica in anni cruciali per carriera e vita familiare. Inoltre, la riduzione del movimento aumenta il rischio di altre malattie croniche, creando un circolo vizioso.

Cos’è l’osteoartrosi e come si sviluppa?

L’osteoartrosi è una patologia degenerativa che colpisce la cartilagine articolare. La cartilagine agisce come un ammortizzatore naturale, consentendo alle ossa di scorrere senza attrito. Quando si deteriora:

  • le superfici ossee iniziano a sfregare tra loro,
  • compaiono dolore e rigidità,
  • si possono avvertire scricchiolii o crepitii articolari.

Il processo è lento e può richiedere anni o decenni. I primi sintomi sono spesso sottovalutati: dolore lieve dopo l’attività fisica, rigidità mattutina che migliora con il movimento, fastidio intermittente. Molti pazienti arrivano alla diagnosi quando il danno articolare è già avanzato.

Terapie attuali: gestione dei sintomi, non guarigione

Attualmente il trattamento dell’artrosi si concentra sulla gestione dei sintomi, non sulla rigenerazione della cartilagine. Le opzioni includono:

  • Esercizio terapeutico personalizzato,
  • Antidolorifici e antinfiammatori,
  • Infiltrazioni articolari.

Infiltrazioni con PRP (plasma ricco di piastrine)

Il platelet-rich plasma (PRP) è ottenuto dal sangue del paziente e contiene fattori di crescita che possono supportare la riparazione tissutale, come dimostra una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica American Journal of Sports Medicine.

Vescicole derivate dalle piastrine

Le vescicole piastriniche trasportano segnali biologici coinvolti in infiammazione e guarigione. Tuttavia, le evidenze attuali derivano soprattutto da modelli animali (ad esempio ratti) e non sono ancora applicate nella pratica clinica standard.

Acido ialuronico

L’acido ialuronico, naturalmente presente nel liquido sinoviale, migliora la lubrificazione articolare ma non ripara la cartilagine danneggiata. Nei casi avanzati, quando il danno è severo, l’unica soluzione può diventare la protesi articolare totale.

La vera svolta: diagnosi precoce dell’artrosi

La ricerca scientifica sta puntando sempre più sulla diagnosi precoce dell’osteoartrosi, prima che dolore e danno irreversibile si manifestino.

Ogni molecola del nostro corpo ha una struttura chimica unica che produce una sorta di “impronta spettrale”. Nei soggetti con artrosi, si osservano alterazioni sottili in:

  • infiammazione,
  • metabolismo,
  • turnover tissutale.

Questi cambiamenti possono modificare il profilo chimico del sangue.

Spettroscopia infrarossa: come funziona la nuova tecnologia

Una delle tecniche emergenti è la spettroscopia infrarossa ATR-FTIR (attenuated total reflection Fourier-transform infrared spectroscopy).

In pratica:

  1. Si analizza un piccolo campione di sangue.
  2. Il campione viene esposto a luce infrarossa.
  3. L’assorbimento della luce rivela la composizione molecolare.

Le variazioni in proteine, lipidi e biomolecole producono segnali misurabili che potrebbero diventare biomarcatori precoci dell’artrosi.

Combinando questi dati con strumenti di analisi computazionale e intelligenza artificiale, è possibile identificare pattern invisibili a occhio nudo confrontando soggetti sani e pazienti con artrosi.

Perché la diagnosi precoce può cambiare la storia della malattia?

Individuare l’artrosi prima della comparsa dei sintomi gravi permetterebbe di intervenire con:

  • esercizio mirato,
  • controllo del peso,
  • prevenzione dei traumi,
  • strategie terapeutiche personalizzate.

L’obiettivo è spostare il focus dalla chirurgia tardiva alla prevenzione dell’artrosi.

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Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.