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Ansia, depressione e disturbi neurologici dipendono dalla benzina delle auto: lo studio scientifico non lascia dubbi

Ansia e depressione da traffico

Chi vive in città lo sa bene: traffico, code, semafori, aria pesante. Per anni si è parlato quasi esclusivamente dei danni ai polmoni e al cuore, ma la discussione si sta lentamente spostando anche su un altro terreno, quello della salute mentale.

Diversi studi scientifici hanno iniziato a osservare una correlazione tra l’esposizione prolungata agli inquinanti prodotti dalle auto a benzina e la comparsa di disturbi come ansia e depressione. Non si tratta di un rapporto semplice da dimostrare, perché la salute psicologica dipende da moltissimi fattori, però la pista dell’inquinamento atmosferico sta attirando sempre più attenzione nel mondo della ricerca.

Il punto di partenza sono proprio i gas di scarico: i motori a benzina rilasciano nell’aria una miscela di sostanze chimiche, tra cui composti organici volatili e particolato ultrafine, particelle così piccole da riuscire a entrare facilmente nell’organismo umano attraverso la respirazione.

Una volta inalate, queste particelle non restano soltanto nei polmoni.

Le particelle che arrivano fino al cervello

Una delle scoperte che ha fatto discutere di più riguarda la capacità di alcune particelle inquinanti di attraversare la barriera emato-encefalica, cioè il sistema di protezione che difende il cervello dalle sostanze tossiche presenti nel sangue.

Quando questa barriera viene superata, il rischio è che le sostanze inquinanti possano provocare infiammazioni o alterazioni nei meccanismi neurologici che regolano umore, memoria e comportamento.

Questo non significa che respirare smog porti automaticamente a sviluppare un disturbo mentale, il quadro è molto più complesso, ma, diversi lavori scientifici suggeriscono che l’esposizione cronica all’inquinamento urbano possa aumentare la probabilità di sviluppare problemi psicologici, soprattutto nelle aree dove il traffico è molto intenso.

Il tema è diventato ancora più delicato quando gli studiosi hanno iniziato a guardare indietro nel tempo, analizzando l’impatto di un carburante che per decenni è stato usato in tutto il mondo: la benzina con piombo.

Il caso della benzina con piombo

Per buona parte del Novecento la benzina conteneva piombo, una sostanza che migliorava le prestazioni dei motori ma che si è rivelata estremamente tossica per l’organismo umano.

Ansia da fumi della benzina
La benzina provoca ansia e depressione (ok-salute.it)

Secondo una ricerca realizzata dall’Università della Florida, l’esposizione prolungata ai fumi prodotti da questo carburante avrebbe contribuito, negli ultimi 75 anni, a episodi psichiatrici che potrebbero aver coinvolto fino a 151 milioni di persone.

Il dato è difficile da interpretare in modo definitivo, perché si basa su stime e modelli statistici. Però restituisce l’idea di quanto l’esposizione diffusa a una sostanza tossica possa avere effetti che emergono lentamente, nel corso di generazioni.

Negli Stati Uniti, ancora nel 2015, circa metà della popolazione risultava aver avuto nel corso della vita un’esposizione rilevante ai residui della benzina al piombo. Tra i sintomi più frequentemente associati nei vari studi compaiono disturbi d’ansia e alterazioni dell’umore.

La paura per chi vive in città 

La benzina con piombo è stata eliminata quasi ovunque da tempo, ma il problema dell’inquinamento da traffico non è affatto scomparso. Nelle grandi città europee milioni di persone passano ogni giorno ore in ambienti saturi di emissioni: auto, moto, autobus, mezzi commerciali.

Il punto che molti ricercatori stanno cercando di capire è quanto questa esposizione quotidiana possa incidere anche sul benessere mentale, oltre che su quello fisico.

Chi abita vicino a strade molto trafficate, ad esempio, respira livelli più alti di particolato e biossido di azoto rispetto a chi vive in zone meno congestionate. Lo stesso vale per chi trascorre molto tempo in auto nel traffico urbano o per chi lavora lungo le arterie più percorse delle città.

Non esiste ancora una risposta semplice. Alcuni studi trovano correlazioni abbastanza nette, altri sono più cauti e invitano a considerare il peso di fattori sociali, economici e personali.

Quello che appare sempre più evidente è che l’inquinamento non riguarda soltanto l’aria che respiriamo, ma anche il modo in cui l’ambiente urbano finisce per incidere sull’equilibrio del nostro organismo, cervello compreso. E su questo terreno la ricerca è appena all’inizio.

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Marta

Esperta ed appassionata di oli essenziali e aromaterapia. Con una curiosità instancabile e una dedizione senza fine alla ricerca, mi impegno a portarti informazioni accurate e approfondite, arricchite dalla mia esperienza personale.