Allattamento oltre il primo anno: perché molte madri non si sentono supportate?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di continuare l’allattamento fino ai due anni di vita del bambino e, se madre e bambino lo desiderano, anche oltre. Eppure, in Italia questa pratica resta ancora poco sostenuta, sia dal punto di vista culturale sia da quello pratico. Tante donne che vorrebbero proseguire con il latte materno raccontano di sentirsi sole, poco supportate e, talvolta, giudicate.
Ad accendere i riflettori su questo tema sarà il convegno organizzato dall’Associazione Allattamento e Dintorni, in programma per il 7 marzo a Rimini e online. L’incontro vuole creare uno spazio di confronto e informazione scientifica sull’allattamento a termine naturale, affrontando anche aspetti come la salute mentale delle madri e il supporto sociale necessario nei primi anni di vita dei bambini.
I dati sull’allattamento in Italia
Secondo la sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa tre bambini su dieci sono allattati esclusivamente al seno a 4-5 mesi. La percentuale diminuisce nei mesi successivi e solo un terzo dei bambini riceve ancora latte materno tra i 12 e i 15 mesi. Significa che molte donne interrompono l’allattamento ben prima dei due anni. Arrivare all’allattamento a termine naturale rimane, quindi, un’esperienza relativamente rara.
Perché molte madri smettono prima di quanto vorrebbero
I dati suggeriscono che molte donne incontrano ostacoli strutturali, culturali e organizzativi già nei primi mesi dopo la nascita del bambino. Tra i fattori più rilevanti c’è il rientro al lavoro, spesso accompagnato da:
- congedi parentali brevi;
- orari lavorativi poco flessibili;
- spazi per allattare inadeguati o del tutto assenti, a causa della convinzione che il luogo professionale non sia conciliabile con la maternità.
In altri Paesi europei la situazione è diversa. In Stati come Estonia, Ungheria o Repubblica Ceca, il congedo parentale può arrivare fino a tre anni, mentre in Italia molte madri tornano al lavoro quando il bambino ha circa tre mesi.
L’allattamento non è solo una scelta individuale
Quando il sostegno sociale e istituzionale è limitato, l’allattamento rischia di diventare un impegno gravoso da affrontare da sole. In queste condizioni, la pressione sociale e la mancanza di supporto possono incidere anche sulla salute mentale delle madri, rendendo più difficile proseguire l’allattamento. Per questo motivo sempre più esperti sottolineano che l’allattamento non dovrebbe essere considerato soltanto una scelta privata, ma anche una questione di salute pubblica e di politiche familiari.
Il convegno del 7 marzo: informazione e sostegno alle madri
Per affrontare questi temi, l’Associazione Allattamento e Dintorni organizza per il 7 marzo un convegno dedicato all’allattamento oltre il primo anno, alla fisiologia dell’allattamento a termine e al benessere psicologico delle madri. «Come Associazione organizziamo incontri sul territorio e in teleconferenza, gruppi di sostegno e momenti formativi in cui le madri possono condividere dubbi ed esperienze senza sentirsi giudicate», spiega la Presidente Laura Cocchetti. «Cerchiamo anche di contrastare i falsi miti sull’allattamento oltre il primo anno, diffondendo informazioni basate su evidenze scientifiche e promuovendo una cultura più rispettosa dei tempi fisiologici di mamma e bambino».

Come partecipare al convegno
Quando: 7 marzo, dalle 9 alle 16.
Sede: Litoraneo Suite Hotel Rimini, Viale Regina Elena 22 Rimini. Il convegno è fruibile anche online.
Per ulteriori informazioni sull’accesso online e per prenotare un posto in sala fare riferimento a “Associazione Allattamento e Dintorni” tramite il sito www.allattamentoedintorni.it. Si può scrivere anche una mail a: info@allattamentoedintorni.it.
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