Perché nascono più maschi? Scoperto il “gene egoista” che può alterare il sesso dei figli
Speriamo che sia femmina non è solo il titolo di un celebre film di Monicelli. Per molte famiglie sembra quasi diventata una speranza: negli ultimi anni, infatti, si osserva spesso la nascita prevalente di figli maschi. Per lungo tempo questo fenomeno è stato attribuito al puro caso. Oggi, però, un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università dello Utah apre scenari inediti, suggerendo l’esistenza di un “gene egoista”, capace di “alterare” le regole dell’ereditarietà.
Sarà lui o lei? Non è solo questione di probabilità
Il sesso di un bambino dipende dai cromosomi: la madre trasmette sempre un cromosoma X, mentre il padre può trasmettere un cromosoma X o Y. Se l’ovulo viene fecondato da uno spermatozoo con cromosoma X nascerà una femmina, con uno Y nascerà un maschio. In teoria, le probabilità sono perfettamente bilanciate. Tuttavia, analizzando uno dei più grandi archivi genealogici esistenti, lo Utah Population Database, gli scienziati hanno individuato un caso sorprendente. In una delle genealogie studiate, su 89 nascite in circa 300 anni, circa due terzi erano maschi: un risultato troppo sbilanciato per essere spiegato solo dal caso.
Si è scoperto il “gene egoista” che può alterare il sesso dei figli
Gli autori dello studio, pubblicato su bioRxiv il 23 febbraio 2026 e ancora in fase di revisione scientifica, hanno ipotizzato la presenza di un meccanismo genetico noto in biologia evolutiva come “gene egoista”. Questo fenomeno è legato alla distorsione della segregazione, un processo osservato in molte specie animali in cui alcuni geni riescono a essere trasmessi con una frequenza superiore al 50% prevista dalle leggi di Mendel. Secondo i ricercatori, nel caso della famiglia analizzata potrebbe essere coinvolto il cromosoma Y, che avrebbe un vantaggio nella trasmissione, aumentando così la probabilità di nascita di figli maschi.
Non è ancora del tutto chiaro, ma una delle ipotesi più accreditate è che i cosiddetti “geni egoisti” favoriscano gli spermatozoi che li trasportano. Questi possono infatti danneggiare o rallentare gli spermatozoi concorrenti, oppure sfruttare i normali meccanismi di controllo del corpo per farli eliminare, aumentando così le proprie possibilità di successo. Il risultato è lo stesso: questi geni riescono a essere trasmessi con una frequenza superiore al 50% prevista dalle leggi di Mendel.
Lo studio è molto importante perché apre anche possibili scenari sulla fertilità maschile. In alcuni casi, infatti, questi meccanismi potrebbero avere un “costo” biologico: pur favorendo la propria trasmissione, il cromosoma potrebbe ridurre la qualità o la quantità degli spermatozoi, contribuendo così a una diminuzione della fertilità.
Le leggi di Mendel sono davvero in discussione?
Tornando alle nascite, questa scoperta non invalida le leggi di Mendel, ma mostra che la realtà biologica può essere più complessa di quanto insegnato a scuola. In condizioni normali, ogni gene ha circa il 50% di probabilità di essere ereditato. Tuttavia, come evidenziato nello studio dell’University of Utah, esistono eccezioni rare in cui alcuni elementi genetici possono alterare queste proporzioni.
Fattori alternativi che influenzano il sesso dei figli
Nel tempo, sono state proposte molte spiegazioni alternative per le differenze nel sesso dei figli, tra cui:
- età dei genitori: alcuni studi suggeriscono che l’età avanzata dei genitori possa influenzare il sesso dei figli;
- alimentazione: si è ipotizzato che certe diete favoriscano maschi o femmine, ma non ci sono prove scientifiche solide. Le differenze osservate sono spesso casuali o non replicabili;
- stress e condizioni ambientali: in situazioni estreme (guerre, carestie) si è osservata a volte una lieve diminuzione delle nascite maschili, ma si tratta di effetti piccoli e non prevedibili;
- sesso vicino o lontano dall’ovulazione: secondo una credenza popolare se si fa sesso vicino al momento dell’ovulazione è più facile mettere al mondo un maschietto. Questo perché lo sperma che trasporta il cromosoma femminile vive più a lungo, ma è più lento.
Per ora, l’idea più accettata è che queste differenze familiari siano in gran parte casuali, con rare eccezioni che la genetica sta ancora cercando di comprendere.
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