Colesterolo: la prevenzione con le statine inizia già a 30 anni
L’approccio tradizionale della medicina è sempre stato prudente: se sei giovane e non hai altri fattori di rischio, il colesterolo “leggermente alto” può aspettare. Ma una svolta radicale nelle linee guida cardiologiche americane sta cambiando le regole del gioco, suggerendo che milioni di adulti dovrebbero iniziare le terapie ipolipemizzanti (come le statine) già a 30 o 40 anni. Una recente meta analisi ha tra l’altro ridotto gli effetti collaterali di questo tipo di farmaco.
Prevenzione colesterolo: dal rischio a 10 anni al rischio “a vita”
Fino ad oggi, i medici di base in Italia hanno utilizzato carte del rischio (come il Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità) che calcolano la probabilità di un evento cardiovascolare nei successivi 10 anni. Per un trentenne o un quarantenne, questo rischio risulta statisticamente quasi sempre basso.
Tuttavia, le nuove indicazioni dell’American College of Cardiology (ACC) e dell’American Heart Association (AHA) introducono il concetto di rischio a 30 anni. L’idea è semplice ma brutale: il colesterolo LDL (quello “cattivo”) agisce come il fumo di sigaretta; non è solo il picco momentaneo a danneggiare le arterie, ma l’accumulo di “pacchetti/anno” di esposizione alla placca.
Il dato chiave: un valore di colesterolo LDL superiore a 160 mg/dl in un soggetto giovane non è più considerato una “situazione da monitorare con la dieta”, ma un segnale d’allarme che richiede un intervento farmacologico immediato se accompagnato da familiarità o altri fattori.
La situazione in Italia: il peso della genetica
In Italia, la Ipercolesterolemia Familiare (FH) colpisce circa una persona su 250, ma la stragrande maggioranza non sa di averla. Molti giovani adulti italiani scoprono di avere il colesterolo alto solo durante i controlli per esami di routine. Spesso in questi casi è di cambiare gli alimenti che si mangiano.
Secondo gli esperti, questo consiglio potrebbe essere pericoloso. Se il colesterolo è di origine genetica, la dieta può influire solo per un 10-15%. Aspettare i 50 anni per iniziare una statina significa permettere a 20 anni di placche aterosclerotiche di sedimentarsi nelle coronarie.
Prevenzione colesterolo: il caso delle donne e la gravidanza
Un ostacolo comune in Italia è la riluttanza dei medici a prescrivere statine a donne in età fertile, poiché questi farmaci devono essere sospesi in caso di gravidanza. Tuttavia, il caso di Gigi Gari Campos (citato nelle linee guida) è emblematico: rimandare la terapia in attesa di avere figli l’ha portata a un arresto cardiaco a soli 30 anni. La strategia moderna prevede di trattare la paziente e sospendere il farmaco solo durante la finestra della gestazione, proteggendo il cuore negli anni precedenti e successivi.
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