Linfoma: conviverci è come giocare una partita a scacchi
I linfomi rappresentano circa la metà dei tumori del sangue. Non si manifestano tutti allo stesso modo, ma sono una “famiglia” che comprende anche il linfoma follicolare e il linfoma diffuso a grandi cellule B. Tra i linfomi aggressivi, il linfoma diffuso a grandi cellule B è il più frequente e si presenta con linfonodi ingrossati e a rapida crescita in varie sedi. Il linfoma follicolare è il più comune tra le forme indolenti ed è caratterizzato da elevato
rischio di recidiva e da una progressiva resistenza alle terapie convenzionali.
Linfoma: conviverci è come giocare una partita a scacchi
Si tratta di tumori ancora poco conosciuti e per questo l’azienda AbbVie promuove l’iniziativa “Scacco al Linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura”. Fulcro della campagna di informazione è la metafora degli scacchi, in cui un nuovo pezzo, il ponte, si fa simbolo delle recenti opzioni terapeutiche, in grado di migliorare la cura e la qualità di vita dei pazienti affetti da linfoma.
«I linfomi restano patologie complesse e non sempre semplici da gestire. Soprattutto non è facile accettare una diagnosi di linfoma e l’impatto sulla qualità della vita del paziente, ma anche dei famigliari e dei caregiver, è molto significativo» sottolinea Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL–Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma. «Però le aspettative per i pazienti stanno cambiando e per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma». Oggi, infatti, grazie alla ricerca, i pazienti hanno a disposizione nuove opzioni terapeutiche che offrono possibilità di cura anche per i pazienti che fino a poco tempo fa non avevano altre opzioni di trattamento disponibili.
Nuove opzioni terapeutiche
«Recentemente sono emerse una serie di novità nel contesto dell’immunoterapia, come gli anticorpi bispecifici, che stanno ridisegnando il trattamento del linfoma follicolare e del linfoma diffuso a grandi cellule B» conferma Enrico Derenzini, Professore Associato di Ematologia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Oncoematologia e Trapianto di Cellule Staminali all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano.
«Negli studi clinici, per entrambe le patologie, questa classe di farmaci ha dimostrato la remissione in una quota importante di pazienti, circa 4 su 10 nel linfoma diffuso a grandi cellule B e più di 6 su 10 nel linfoma follicolare, con risposte che in alcuni pazienti si mantengono a lungo nel tempo e nello specifico per tre anni nel follicolare e
quattro nel linfoma diffuso a grandi cellule B. Ora l’indicazione di questi farmaci è in monoterapia e nel prossimo futuro si prevede una rapida evoluzione verso un impiego precoce e combinato di questi trattamenti, integrandoli ad altri farmaci quali la chemio-immunoterapia, gli agenti immunomodulanti, oppure in associazione con anticorpi immunoconiugati».
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