Disturbo bipolare: cos’è davvero, sintomi, diagnosi e terapie
Negli ultimi anni il termine bipolare viene spesso utilizzato in modo improprio per descrivere normali sbalzi d’umore. In realtà, il disturbo bipolare è una patologia psichiatrica complessa e ben definita, molto diversa dalla semplice alternanza tra tristezza e felicità. Ne abbiamo parlato con Cristina Colombo, primario dell’Unità Disturbi dell’Umore dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente ordinario di Psichiatria all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Cos’è il disturbo bipolare e perché viene spesso frainteso
«C’è un abuso del termine “bipolare”: molte persone si definiscono bipolari perché passano dalla tristezza alla felicità nello stesso giorno, ma questo non ha nulla a che vedere con il disturbo bipolare. Dal punto di vista epidemiologico, il disturbo bipolare interessa circa l’1% della popolazione».
Depressione: non è tristezza, ma un congelamento delle funzioni
«Uno degli aspetti più fraintesi riguarda la fase depressiva. La depressione non è tristezza. La tristezza è un sentimento. La depressione è un congelamento delle funzioni cognitive. Il paziente depresso non piange necessariamente, non è “triste” nel senso comune del termine. È bloccato, incapace di provare emozioni, affetto, motivazione. Ha la sensazione di essere intrappolato in una condizione incomprensibile, pur mantenendo lucidità», spiega la professoressa.
«Una persona perfettamente funzionante – magari dirige una banca – si ritrova improvvisamente incapace di fare azioni banali, come avviare una macchina, pur sapendo razionalmente che è assurdo».
La fase opposta: mania ed euforia patologica
«All’estremo opposto della depressione c’è la fase maniacale, caratterizzata da un umore euforico e da una marcata accelerazione psicomotoria.
Il paziente in mania:
- pensa molto velocemente,
- parla in modo accelerato,
- dorme poco senza sentirsi stanco,
- si sente onnipotente,
- compie azioni impulsive, come spendere grandi quantità di denaro.
All’inizio può sembrare addirittura brillante: sono persone velocissime, creative, estremamente produttive», spiega Colombo. «Ma col tempo l’euforia diventa disorganizzata e dannosa».
Una malattia “a fasi”, con periodi di completa normalità
«Il disturbo bipolare è una patologia fasica:
- fasi depressive,
- fasi maniacali o ipomaniacali,
- periodi anche lunghi di piena normalità.
La persona funziona normalmente, lavora, ha relazioni, una famiglia. Poi, in alcuni momenti della vita, precipita in una depressione profonda o entra in una fase di attivazione insopportabile».
Quanto durano le fasi del disturbo bipolare
«La durata degli episodi varia da persona a persona. In genere:
- da alcune settimane,
- fino a qualche mese, se non trattati.
Prima interveniamo, prima interrompiamo l’episodio. Nel caso della mania, il primo segnale d’allarme è quasi sempre l’insonnia: si dorme poco, ma ci si sente pieni di energia. È per questo che i pazienti vengono istruiti a contattare subito il medico ai primi segnali».
Diagnosi: non esistono esami del sangue “certificanti”
«A differenza di altre malattie, non esiste un esame clinico o strumentale che certifichi il disturbo bipolare.
La diagnosi è clinica, basata sulla storia del paziente, sull’andamento nel tempo e sull’osservazione dei sintomi. Non è come avere la glicemia a 150 e dire “ho il diabete”. Qui non esiste un marcatore oggettivo».
Il ruolo centrale del litio nella terapia
«Il litio resta ancora oggi il farmaco più efficace nel trattamento del disturbo bipolare. È un farmaco che funziona da oltre 2.500 anni. È stato più volte messo in discussione, ma continua a tornare perché resta il più efficace e, se ben monitorato, anche il meno dannoso».
Il litio:
- stabilizza l’umore
- riduce drasticamente il rischio di ricadute
- permette una vita del tutto normale.
Effetti collaterali e controlli del litio
«Se ben seguito, il litio è generalmente ben tollerato. Richiede però monitoraggi regolari:
- dosaggio del litio nel sangue ogni tre mesi,
- controllo annuale della funzione renale e tiroidea.
Può interferire con la tiroide e, in caso di problemi renali non diagnosticati, accumularsi in modo pericoloso. Per questo il follow-up è fondamentale».
Esistono alternative al litio?
«Sì, esistono altri stabilizzatori dell’umore, utilizzati quando il litio è controindicato. Per esempio in caso di insufficienza renale». Tuttavia:
- sono meno efficaci,
- hanno più effetti collaterali,
- vengono metabolizzati dal fegato,
- tendono a sedare maggiormente il paziente.
Psicoterapia e disturbo bipolare: è sempre utile?
«La psicoterapia non è indispensabile per tutti i pazienti bipolari, anzi, in alcuni casi la sconsiglio. Il motivo è che un episodio depressivo può verificarsi anche se il paziente ha lavorato molto su di sé, rischiando di farlo sentire colpevole: come se avesse “fallito” la terapia.
L’approccio corretto è distinguere:
- la chimica cerebrale, che causa l’episodio,
- la struttura psicologica della persona.
Molti pazienti, una volta stabilizzati, non sentono il bisogno di un percorso psicoterapeutico. Altri, per storia personale o familiare, scelgono di farlo. Non è un’indicazione universale».
Il ruolo della genetica nel disturbo bipolare
Il disturbo bipolare ha una forte componente genetica. Quando esordisce in età giovane, è frequente trovare nella famiglia casi precedenti, magari non diagnosticati correttamente. Un genitore bipolare può avere un figlio bipolare, anche se non se ne conoscono ancora le ragioni precise».
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