I cibi ultra processati pericolosi come le sigarette
Sempre più spesso il mondo scientifico indaga sui cibi ultra-processati (UPF). Un recente studio condotto da esperti delle università di Harvard, Michigan e Duke sostiene una tesi sorprendente: gli alimenti ultra-processati hanno punti in comune più con le sigarette che con la frutta o le verdure fresche.
Questa somiglianza non è solo simbolica, ma si riflette nei modi in cui questi prodotti vengono progettati, commercializzati e consumati, con implicazioni importanti per la salute collettiva.
Cosa sono i cibi ultra-processati e perché ci preoccupano
I cibi ultra-processati includono una vasta gamma di prodotti industriali pronti da consumare: snack confezionati, bevande zuccherate, piatti pronti, dolci industriali e molte altre categorie che dominano gli scaffali dei supermercati.
Questi alimenti sono caratterizzati da:
- alta concentrazione di zuccheri raffinati, grassi aggiunti e sale;
- presenza di additivi, aromi artificiali e coloranti;
- basso contenuto di fibre, vitamine e micronutrienti.
Ma ciò che emerge dallo studio pubblicato su Milbank Quarterly è che non è solo la composizione nutrizionale a renderli problematici, quanto il modo in cui sono progettati per stimolare i circuiti di gratificazione del cervello e favorire il consumo ripetuto.
Ultra-processati e sigarette: le sorprendenti affinità
Secondo i ricercatori, le analogie tra cibi ultra-processati e sigarette sono molteplici e non solo metaforiche. Entrambi:
- sono progettati industrialmente per massimizzare l’esperienza sensoriale;
- offrono un “rinforzo biologico” rapido e potente;
- stimolano i sistemi di ricompensa cerebrale, soprattutto attraverso ingredienti come zuccheri raffinati e grassi;
- sono presentati e commercializzati con strategie che aumentano l’attrattività, eludono la regolamentazione e plasmano la percezione del pubblico.
In pratica, proprio come le sigarette vengono ingegnerizzate per rilasciare la nicotina alla velocità e nella quantità giusta per creare dipendenza, così gli alimenti ultra-processati sono concepiti per fornire rapidamente dosi di sostanze estremamente gratificanti.
La prospettiva delle neuroscienze: alimenti e dipendenza
L’idea che alcuni alimenti possano creare forme di dipendenza non è nuova, ma gli ultimi studi neuroscientifici la consolidano ulteriormente. Ricerca pubblicata su Pharmacological Research mostra come il cervello risponda a cibi ultra-processati in modo simile alle sostanze che causano dipendenza, con alterazioni nei circuiti di ricompensa e nei livelli di dopamina, il neurotrasmettitore chiave del piacere.
Altri lavori sul tema evidenziano che:
- il consumo eccessivo di alimenti ad alto contenuto di zuccheri e grassi può attivare meccanismi neurobiologici analoghi a quelli delle dipendenze da sostanze,
- l’eccessiva stimolazione di questi percorsi può promuovere comportamenti compulsivi di assunzione alimentare.
Queste evidenze aprono la porta a una nuova area di ricerca sulla “food addiction”, ovvero la dipendenza da cibo, che potrebbe condividere caratteristiche con i disturbi da uso di sostanze.
Perché il paragone con le sigarette può cambiare le politiche alimentari
I ricercatori non si limitano ad affermare le somiglianze: propongono anche di guardare agli alimenti ultra-processati con la stessa lente con cui storicamente si è affrontato il tabacco. Questo significa:
- rivedere le strategie di regolazione e marketing, soprattutto quelle rivolte ai bambini;
- considerare politiche analoghe a quelle adottate contro il tabacco, come limiti alla pubblicità, etichettatura chiara e oneri fiscali specifici;
- spostare il focus dalla sola responsabilità individuale alle responsabilità dell’industria alimentare.
Secondo gli autori, queste strategie possono ridurre il consumo compulsivo e le malattie croniche correlate alla dieta, come obesità, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari.
I segnali di pericolo del consumo eccessivo di UPF
Non si tratta solo di teoria: numerose evidenze epidemiologiche collegano un’elevata assunzione di cibi ultra-processati a:
- aumento del rischio di obesità e diabete;
- maggior incidenza di malattie cardiovascolari;
- mortalità complessiva più alta nelle persone che consumano molte porzioni di UPF ogni giorno.
Inoltre, come nel caso del tabacco, anche le strategie di marketing possono creare un senso di “normalità” attorno a prodotti potenzialmente dannosi, alimentando consumi elevati senza piena consapevolezza dei rischi.
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